ll Trattamento di fine rapporto o TFR è una parte della retribuzione annua lorda che viene accantonata dal datore di lavoro per essere corrisposta al lavoratore dipendente alla cessazione del rapporto di lavoro.

Ai lavoratori dipendenti del settore privato spetta per legge, secondo gli accordi previsti dal CCNL, il trattamento di fine rapporto. Questo, viene liquidato al termine della prestazione di lavoro che può avvenire per vari motivi, licenziamento, dimissioni o raggiungimento dell’età pensionabile.

Versare al fondo pensione le quote di TFR già accumulate

Il conferimento del TFR pregresso è possibile attraverso un accordo tra il lavoratore e il datore di lavoro che acconsente al versamento delle quote al fondo pensione in base alle dimensioni dell’azienda.

  • Se lavori in un azienda con oltre 50 dipendenti e il tuo TFR è andato al fondo tesoreria dell’INPS puoi trasferire solo quello accantonato prima del 2007 mentre quello successivo purtroppo NO. Questo è quanto dichiarato dall’INPS il 4 febbraio 2020.
  • Se invece lavori in un azienda con meno di 50 dipendenti lo puoi trasferire interamente ma soltanto dopo un accordo con il tuo datore di lavoro.

In merito alla convenienza del versamento del TFR al fondo pensione, il vantaggio fiscale è evidente per le quote maturate dopo il 1° gennaio 2007. Le medesime prevedono una tassazione con un’aliquota tra il 15% e il 9% a seconda degli anni di permanenza nel fondo pensione, mentre il trattamento di fine rapporto lasciato in azienda è soggetto a tassazione separata con un’aliquota minima del 23%.

Come scegliere dove trasferire il TFR

AZIENDA FONDO PENSIONE
TASSAZIONE 23% - 43% 15% Max - 9% min
RENDIMENTO 1,5% +75% dell'inflazione 3% - 7%
CONTRIBUTI VOLONTARI Non Prevista Si
ANTICIPAZIONI PRIMA CASA O SPESE SANITARIE Max 70% Max 75%
RISTRUTTURAZIONE PRIMA CASA Non Prevista Max 75%
ULTERIORE ANTICIPAZIONE Non Prevista 30%

Come scegliere la soluzione migliore

Gli elementi oggettivi che è necessario conoscere per operare una scelta personale consapevole sono:

  1. tassazione del capitale accantonato;
  2. rendimento di suddetto capitale.
NON SCEGLIERE il TFR andrà al fondo di categoria o al fondo residuale INPS, in questo caso stiamo parlando di silenzio assenso e il proprio TFR andrà al fondo di categoria (se presente) o al fondo scelto in base al contratto collettivo nazionale di lavoro o dal contratto aziendale
LASCIARLO IN AZIENDA L'azienda decide in che modo investirlo, in caso di azienda con +50 dipendenti andrà al fondo di tesoreria dell'INPS
DESTINARLO A UN FONDO PENSIONE
  1. Fondi negoziali
  2. Fondi aperti
  3. Polizze individuali o PIP

Aderire ad un Fondo Pensione significa ottenere, con una buona probabilità e in un lungo periodo temporale, un rendimento nettamente maggiore rispetto al TFR lasciato in azienda. Infatti, le quote di TFR versate al Fondo vengono investite nel mercato finanziario con operazioni bilanciate e finalizzate all’ottenimento di rendimenti più elevati.

di Marco Rogari 10 giugno 2022

Non solo ha retto l'impatto della pandemia, ma è riuscito a far registrare tassi di crescita simili a quelli del periodo precedente l'era Covid. Il sistema di previdenza complementare ha chiuso il 2021 con 8,8 milioni di iscritti, in aumento del 3,9% rispetto al 2020, anche se nel 27,2% dei casi (2,4 milioni) non sono stati effettuati versamenti di contributi. E sempre lo scorso anno nel pianeta delle “forme integrative” il risparmio previdenziale ha raggiunto i 213,3 miliardi, in salita del 7,8%, e i rendimenti sono risultati quasi in toto sensibilmente più elevati della rivalutazione del 3,6%, al netto delle tasse, fatta registrare dal Tfr: 4,9% e 6,4%, rispettivamente, per i fondi negoziali e aperti; 11% per i Piani individuali pensionistici (Pip) “nuovi” di ramo III; 1,3% per le gestioni separate di ramo I. Ma il presidente della Covip (la Commissione di vigilanza sui fondi pensione), Mario Padula, nelle sue “Considerazioni” sulla relazione annuale riguardante l'attività svolta lo scorso anno dall'Authority, lancia l'allarme su alcuni rischi collegati alle ricadute del conflitto russo-ucraino e ai mutamenti del contesto macroeconomico e sociale. A cominciare da quello dell'allontanamento di giovani, donne e lavoratori del Mezzogiorno, ovvero dei soggetti più fragili sul versante occupazionale, dalla prospettiva delle scelte di lungo termine, come quelle sul terreno della previdenza complementare.

I dati mostrano come la scelta migliore sia indirizzarsi verso un fondo pensione

Le possibili soluzioni sono:
  1. Fondi negoziali
  2. Fondi aperti
  3. Polizze individuali o PIP

I fondi negoziali sono basati su accordi collettivi di vario tipo.

I fondi aperti e le polizie individuali o PIP sono gli strumenti più diffusi in Italia che fanno “lavorare i soldi” tenendoli contemporaneamente al sicuro dall’inflazione e da altre forme di erosione monetaria.

Entrambe sono gestite da banche ed assicurazioni e sono regolate dal Decreto Legge 252 del 2005.